Van Basten ha detto no…


“Per allenare bisogna essere liberi di testa. Ed io in questo momento non sto bene. La caviglia non mi permette di stare in campo. Non ho parlato con nessuno, ma ho letto della possibilità di allenare il Milan, sia in Italia, sia in Olanda. Ci ho pensato e mi è sembrata una bella idea. Il Milan, i suoi dirigenti, la sua gente mi stanno sempre simpatici, ma in questo momento ho troppi problemi alla caviglia e non sarebbe giusto essere in campo zoppicando”. Parole e musica di Marco Van Basten, professione allenatore, uno dei nomi più caldi per allenare il Milan del prossimo futuro: almeno fino a oggi, quando il tecnico olandese – intervenuto a margine del VII Pro Am Vialli e Mauro Golf Cup – ha usato l’idrante per spegnere ogni supposizione sul suo futuro.
Sicuramente, se non avesse commentato due giorni fa – sembrando possibilista, peraltro – le voci su un suo possibile arrivo a Milano, queste parole sarebbero sembrate genuine. Ora è molto più difficile, anche perché l’agente (intervenuto proprio ai nostri microfoni) aveva aperto la porta alla possibilità di trasferirsi a Milano in un prossimo futuro, senza accennare a fastidi alla caviglia.
Delle due, l’una: o Marco Van Basten ha davvero problemi di natura fisica, e allora non si capisce perché non negare subito la possibilità (magari parlandone con il procuratore, per non differire nelle versioni) sin dal suo arrivo in Italia, oppure qualcosa è mutato nel corso della sua permanenza nel Belpaese. Vero è che Van Basten è qui a giocare a golf, ma tra un birdie e l’altro potrebbe avere avuto il tempo per conoscere il programma Milan.
Questo spiegherebbe il perché il tecnico olandese abbia cambiato idea così repentinamente. Azzardando, ma non troppo, un periodo di austerity per il Milan, questo potrebbe riflettersi anche sull’ingaggio del prossimo tecnico. “Il sogno” di Tassotti potrebbe diventare realtà, ma per mancanza di alternative: in molti lo superano – mettendo la freccia – e poi rallentano volutamente in direzione del traguardo: l’ultimo sarebbe Preud’Homme, in ordine cronologico, ma bisogna controllare quanto sia veritiera questa possibilità.
Probabile, quindi, un ulteriore ridimensionamento delle ambizioni milaniste per la prossima stagione (tifare Inter in finale di Champions potrebbe ritardare l’agonia di una squadra che ha fatto storia, ma si tratta pur sempre di parteggiare per i cugini). In molti mi dicono, però, che la politica dei giovani potrebbe riportare, fra qualche anno (Cinque? Dieci?), il Milan al vertice del mondo: vero, ma bisogna considerare che l’Arsenal – la squadra leader, in questo senso – non vince da molto tempo, anche per colpa dei debiti contratti per costruire l’Emirates Stadium. I soli giovani non portano trofei, senza adeguati investimenti. Cosa che, Van Basten a parte, il Milan non sta portando a termine.

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